Hollywood, il Met e noi.

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Il Gate 23 oggi

Eccoci di nuovo qui, dopo il post di ieri. Negli anni Cinquanta, Hollywood e il suo jet-set fecero irruzione al Gate 23.

Per decenni, fino a circa 13 mesi fa, ho ascoltato i racconti delle prodigiose gesta di Ezio Pinza, il nostro zio d’America, o meglio, cugino d’America (di parte materna), divenuto celebre come cantante lirico, in Europa e negli USA, nella prima metà del Novecento. Si narra che Ezio Pinza avesse una super villa in quel di Milano Marittima, con un leggendario pino piantato nel centro del salotto (l’avessi io in casa, con tutte le volte che faccio saltare la corrente per sovraccarico da elettrodomestici avrei un paio di commozioni cerebrali a settimana) e grandi, grandissime e lussuose vetrate.

Hollywood e noi

Si tramanda anche che Ezio Pinza, agli apici del suo successo come cantante lirico, amasse venire al Gate 23 dai cugini “comuni mortali”, spesso di domenica a pranzo, carico di preziosi doni. Si dice che usasse arrivare in limousine, con un manipolo di paparazzi ad attenderlo fuori dal gate in questione, per immortalarlo nel momento dell’entrata e/o dell’uscita da casa (in quest’ultimo caso con la pancia piena dei già menzionati manicaretti della zia B – ma questo i paparazzi mica lo sapevano).

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Con Ezio Pinza al Gate 23, negli anni Cinquanta

Di solito, i racconti attorno alla leggendaria figura di Ezio Pinza a questo punto si tingevano per me di rosa e di giallo (2 colori che associo ad Hollywood, non so perché). Una vita da rotocalco, la sua: lui era quello che, partito dal paesello di campagna romagnolo era diventato famoso in America. Dalla Scala di Milano era poi balzato oltreoceano, al Metropolitan di New York e poi a Hollywood (se non ci credete, cercatene traccia tra le famose impronte a Los Angeles).

Quando Ezio Pinza dall’America o da Milano Marittima veniva qui al Gate 23 era festa grande. Si tirava fuori il servizio buono, la tovaglia di lino ricamata dalla bisnonna e le posate d’argento. E tutti ad ascoltare i racconti e magari i motivetti accennati dopo il liquore post-pranzo. Alla faccia dei paparazzi assiepati fuori ad attenderlo.

La foto sul comò

Una sua gigantografia in bianco e nero, immortalato con il sigaro fumante nel suo salotto con il pino, ha campeggiato per decenni sul comò in camera da letto della zia B. Un totem del jet-set che fu e dei bei tempi rosa e gialli, poi andati.

La fama di Ezio Pinza, morto anzitempo (come ogni icona hollywoodiana che si rispetti), aleggiava in questa casa grazie ai racconti, per ritornare sulla terra con gli auguri di Natale degli eredi: i classici auguri su cartolina made in USA, con famiglia al completo ed eventuali, piuttosto transitori, animali da compagnia tenuti al guinzaglio; il tutto su uno sfondo quadrettato o, talvolta, naturalistico, suggellato da una scritta che di solito recita Merry Christmas and Happy New e l’anno di turno.

Ma a noi questi auguri hanno sempre fatto piacere e tuttora  continuano a fare piacere, anche solo per ricordarci che tutto scorre, sì, ma qualcosa resta anche, fortunatamente.

Costanza

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Natura morta da jet-set vintage.