In viaggio con Gianni Morandi

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Footie

I giorni scorsi abbiamo iniziato un viaggio particolare, che potrete recuperare, se vi sintonizzate ora per la prima volta, leggendo il post introduttivo, quello sui souvenir di viaggio parte I e parte II. La campagna di scavo continua, nel tempo e nei ricordi di famiglia.

Palla avvelenata e il gioco delle sedie

Aprendo sportelli impolverati, scatole e scatoloni rimasti lì per decenni e decenni, paralizzati di fronte al volgere del tempo e degli eventi, resistenti di fronte a catastrofi cosmiche e alle vicende familiari, mi sono chiesta come mai questo lavoro non sia stato fatto prima. Forse perché questo viaggio fa un po’ paura a tutti; è un viaggio di quelli che se si può si tende a rimandare ad oltranza. E le cose si accumulano nei giorni, nei mesi e negli anni. E così il viaggio si allontana, sì, ma si allunga anche. Sempre di più. E il fortunato a cui tocca è quello a cui si dà la pacca di incoraggiamento sulla spalla (ricordate il gioco della palla avvelenata? O della musica e delle sedie? Ecco: a me è toccata la palla avvelenata e sono quella rimasta senza sedia allo stop della musica).

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Da un diario anni ’60

Tra le infinite cose trovate (e qui non posso elencarle tutte, per vostra fortuna), ci sono anche la ricerca della sottoscritta (Veneto, Jugoslavia, Garibaldi) per il compianto esame di quinta elementare, unitamente a quaderni di matematica di quarta elementare, dischi in vinile di sigle dei cartoni animati, eccetera eccetera.

La tristezza del vintage uditivo

I dischi in vinile con sigle che spaziano da Anna dai capelli rossi all’ape Maia, all’ape Magà, ma anche a canzoni tipo Il ballo del Mattone, Di che colore è la pelle di Dio, e non so più che altro… Li ho dati via. Erano ancora nella valigetta anni ’80 fatta apposta per i 45 giri. Mi facevano una gran tristezza. E poi non ho nemmeno più il giradischi per ascoltarli (ma MAI li avrei riascoltati: troppo vintage, non fa per me). Il vintage visivo mi piace: ma non riesco ad affrontare il vintage uditivo. Mi mette una gran depressione.
Oggi vi parlo anche di diari. Diari di scuola e di cucina. E lo farò in ben 2 post.
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Diari anni ’60

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Interno di diario. E non è autoreferenziale, eh.

In questo primo post mi limiterò a fare una riflessione: negli anni ’50-’60 i bambini erano più avanti, mediamente parlando. Non credo nella mia famiglia esistessero dei Manzoni o dei Picasso, eppure trovo dei disegni, dei pensieri e delle calligrafie precoci nella loro maturità. Disegni di ragazzine di non più di 12 anni caratterizzati, qualcuno più qualcuno meno, da una certa ricerca estetica, diciamo. Se penso ai miei diari di scuola e li confronto con questi… Beh… Sorvoliamo.
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Interno di diario anni ’60

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Interno di diario anni ’60

Tra i diari, ritrovo la passione materna per Gianni Morandi, di cui ho sempre sentito parlare per quarant’anni dalla diretta interessata, ma di cui non avevo mai trovato indizi concreti. Eccone alcuni:
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45 giri con Gianni Morandi ed altri

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Dedicato a Gianni Morandi

Forse dovrei scrivere sulla pagina Facebook di Gianni e renderlo partecipe? Magari mi risponderebbe e diventerebbe uno dei tanti compagni transitori di questo viaggio. Vediamo.
Costanza