La città invisibile: cosa vedere

cittàEsiste una città a prova di turismo: la città invisibile. Sì, sì, Italo Calvino ci ha ispirato. Certo.

Ma noi, di nostro pugno, aggiungiamo: quella città che ognuno vorrebbe per sé e vorrebbe pure che fosse voluta dagli altri. Ci sono città che nascono visibili, con la strada spianata, già proiettate verso un ridente futuro, fatto di Bellezza, Grazia ed Eccellenza.

Ci sono altre città che invece sono un po’ quelle del: è intelligente, ha delle potenzialità, ma non studia, si dovrebbe applicare di più.

In queste ultime, il passato sembra essere stato anche ridente in certi momenti. Ora invece sembrano città che non studiano, città che non si applicano, per alcuni aspetti. Con alcune zone d’ombra che proprio non riescono ad illuminarsi: perché?

La nostra città invisibile

La nostra città invisibile è fatta di tante città, che abbiamo visto qua e là in giro per il mondo. Ma mica tanto in là, eh, non crediate. Una città ideale, insomma, un patchwork fatto degli aspetti più belli di alcune città viste. Un po’ come la Bellezza Classica, fondata sull’Idea, dei Greci; un po’ come la Donna Ideale, come l’Uomo Ideale; come una Qualsiasi Cosa Ideale: altro non è, se non il mosaico dei dettagli eccellenti di un Tutto magari non eccellente, ritagliati dalla nostra memoria selezionatrice.

Città con piazza

Quello che vorremmo da una piazza lo abbiamo trovato, distillato nella sua pura essenza, a Nizza, nella sistemazione attorno alla Promenade du Paillon: il segreto del successo? Semplicità di design, replicabile anche su piccola scala:

  • Verde (= erba, piante, arbusti, tracce di fiori)
  • Fontane che salgono dal pavimento, con giochi di zampilli e luci
  • Bei giochi in legno per bambini
  • panchine
  • un piccolo ufficio del turismo in legno e vetro, stile nordico
  • toilettes pubbliche (cari ravennati: sì, sì, lo giuriamo) adiacenti a tale ufficio, perfettamente integrate e mimetizzate, in armonia con l’ambiente, eccetera.

Città con darsena (o porto-canale)

La nostra città ideale ha una darsena furba, che recupera quello che già c’è con una ben precisa progettualità, a lungo termine. Non vogliamo spingerci fino ad Oslo, ci mancherebbe; Milano ci basta, certo, oppure Amburgo; ma ci basta pure Nuovo Cinema Paradiso con il suo cinema all’aperto sul mare (beh, lì addirittura i film li guardavano sulle barche), oppure il porto canale di Cervia o di Cesenatico, con dei semplici caffè e piccoli ristoranti; magari anche una bella libreria e qualche piccolo negozio che stia aperto anche di sera.

Che per carità, lo Street Food ci piace molto e va benissimo, ma nei nostri sogni il nomadismo lo associamo a qualcosa di un po’ effimero e per sua stessa natura transitorio. E ci piacerebbe affiancarvi la stabilità, la progettualità duratura, un certo senso di sicurezza che ci faccia illudere di una Bellezza eterna, di un buon vivere che cavalchi le ere, che resterà anche ai nostri figli e nipoti.

Città con parco

La nostra città ideale ha studiato anche il modo in cui riqualificare il verde pubblico, guardando non solo agli esempi forestieri, ma anche indigeni: ha infatti studiato non altri che se stessa e di se stessa si è positivamente stupita e si è pure autoapplaudita, quando ha visto in certe domestiche rinascite (leggi qui), la rinascita di un parco pubblico. Il segreto del successo?

  • Una caffetteria gestita con spirito semplicemente illuminato, di ispirazione europea (ci sono le low-cost: ormai l’Europa non ha più segreti per nessuno)
  • Una recinzione con cancelli chiusi la notte
  • Verde (= erba, piante, arbusti, tracce di fiori)
  • Giochi per bambini
  • tavolini all’aperto curati nell’estetica (= semplicemente si è scelto di non optare per l’orrido)
  • Le toilettes ci sono: dentro l’edificio della caffetteria. Così, giusto per tranquillizzare tutti

Musica visibile

La città invisibile prevede musica ben visibile, e si chiede come mai, durante un Festival musicale, quella stessa musica non debba essere diffusa per le strade del centro, come accadeva (e ancora accade? Non sappiamo, in verità), ad esempio a Pesaro durante il ROF (Rossini Opera Festival): musica classica per le vie del centro, anticipante gli spettacoli delle sere a venire. Il risultato? Aumento della curiosità, aumento dei biglietti venduti agli acquirenti più improbabili. La nostra città ideale, in questa stessa direzione, fa tesoro delle proprie risorse, ad esempio guardando, come accadeva in certi tempi passati, agli allievi del Conservatorio (o Istituto Pareggiato che sia): se li ricorda e li valorizza, facendoli suonare per le vie del centro in estate e, oltremodo, durante i festival musicali. Non li paga, ok (ok? No, in realtà), ma non li multa nemmeno. Ripetiamo: non li multa.

La nostra città ideale guarda ai fasti passati e cerca di riproporli, ad esempio ricostruendo un bel chiosco musicale nei giardini pubblici, facendo musica orchestrale nelle sere d’estate, magari con ballo annesso, jazz, swing, e chi più ne ha più ne metta.

La nostra città invisibile, ideale, condivide le parole di Italo Calvino:

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“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.” (I. Calvino, Le Città Invisibili).

Al prossimo post!