Manifesto contro le strutture children unfriendly

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Mi sono messa i guanti, dato il freddo che fa oggi!

Vi avevamo promesso che ve ne avremmo parlato, quando avete letto il nostro post sui 7 segreti di viaggio. Ed eccoci allora al dunque, con questo Manifesto Ufficiale (ahah).

Ci stiamo scontrando sempre più spesso con questo problema ed era da tanto che volevamo lamentarci pubblicamente e non più velatamente. Non ci basta più scrivere un transitorio post su Facebook. Ora vogliamo scriverlo nero su bianco anche qui, sul nostro blog, una volta per tutte.

E’ da diverso tempo ormai (a partire dai viaggi fatti nelle Fiandre, Inghilterra, per arrivare ora in Florida, a Key West) che ci scontriamo con la sempre più diffusa tendenza (in molte zone del mondo) a pubblicare questa segnalazione: i bambini non possono soggiornare. Questa è la frase di rito che appare su siti quali Booking.com (non legati al sito in sé, ovviamente, ma ai profili delle singole strutture). A questo proposito, ringraziamo Booking.com per la chiarezza con cui si può ottenere questa informazione nell’immediato, senza doverlo scoprire, come in altri casi accade, a conti fatti e quando è già tardi.

Ora, sappiamo che questo è un argomento piuttosto dibattuto da chi ne è direttamente interessato. Sappiamo anche che alcuni, perfino tra coloro che hanno figli, sono a favore di questa politica. La frase che si sente più spesso è la tipica: una struttura ha il diritto di dire chi può entrare e chi no. Certo: allora era questa la chiave di lettura di certi avvisi che vennero affissi qualche decennio fa fuori da determinati esercizi pubblici. Come abbiamo fatto a non capirlo prima? Tutto avrebbe senz’altro avuto un colore più piacevole e Benigni, peggio per lui, avrebbe fatto un film in meno.

E’ davvero vergognoso che negli ultimi mesi, prima di guardare il costo di una struttura, abbiamo dovuto verificare innanzitutto la conditio sine qua non: accetterà i bambini? Inutile ribadire che l’80% delle volte, nel caso di strutture a noi particolarmente congeniali, la risposta è stata negativa.

Manifesto Ufficiale

La nostra opinione è che, se una struttura si definisce aperta al pubblico, nel concetto di pubblico sia insita l’idea che chiunque possa entrare. O no? O perlomeno: troviamo davvero disdicevole, per non dire ai limiti della legalità, vietare l’ingresso ad una categoria di esseri umani per le loro qualità intrinseche (età, razza, religione, colore dei capelli, numero di nei sulla schiena, ecc.). Al massimo si potrà scrivere che i maleducati, le persone rumorose, chi parla a voce alta al cellulare (e non mi risulta che siano bambini), chi urla, non è benvenuto. Che comunque è un’ovvietà. Ma, diciamola poi anche tutta: il problema dei bambini eccessivamente rumorosi sono i bambini stessi o i rispettivi genitori?

Ad ogni modo: ci è capitato più volte di essere seriamente disturbati da adulti maleducati, chiassosi, sporchi, “urlatori” e tanto altro. I bambini a confronto sono nulla. Aggiungiamo anche che i nostri hosts nel Devon, quest’estate, in una struttura di Airbnb, non credo abbiano potuto lamentarsi di come le nostre figlie si sono comportate a casa loro. Ecco, forse su Airbnb lo possiamo ancora capire: lì si tratta davvero di case private; la nostra opinione è che nel momento in cui una struttura diventa professionale (e, nel caso dei b&b, questo dipende dal numero dei pernottamenti registrati annualmente), con partita IVA e tutto il resto, questa struttura non possa più dire: tu sì e tu no.

Allora, nel nostro Manifesto, noi non possiamo che augurare a queste strutture, che sono invece ben liete di accogliere adolescenti ubriachi o comunque indomiti, di ospitare un bel branco di questi, nel pieno della loro ben accetta vitalità e di farci poi sapere come si sono trovati: sia i gestori stessi, che i loro clienti adulti e dal fare British.

Al prossimo post!