Ode a Spalato, la città delle 7 a.m.

Un’ode per modo di dire, questa che dedichiamo a Spalato. Dell’ode ha solo l’encomio. Ma la musicalità del titolo ci piaceva. Appena tornati dal nostro ennesimo giro in Bosnia-Erzegovina, possiamo dire con una certa sicurezza che Spalato (città che in Bosnia non è, bensì in Croazia) noi l’amiamo perdutamente.

La città del buongiorno

L’amiamo perché è l’abbraccio che ci accoglie ogni volta quando rivediamo terra, quell’abbraccio delle 7 del mattino, quando arrivi col traghetto dopo una notte in mare, trascorsa da apolide, tipo anima in pena, con i capelli scarmigliati, la felpa col cappuccio della Miami University, il sandalo Birkenstock, una coperta sotto il braccio e una grande domanda: perché non ho preso la cabina?

Spalato ti accoglie così, materna, consolatoria e ristoratrice, quasi a ricordarti che oltre il tuo passaggio-ponte la vita c’è, continua, ed è pure bella.spalatoSpalato la vedi in lontananza, all’alba, sul ponte del traghetto, e ti verrebbe da urlare Terra! Terra!, se solo la voce a quell’ora del giorno ti uscisse. Con il suo lungomare punteggiato di palme, oleandri e verde piantumato oltre ogni aspettativa, con i suoi dehors, con le sue case un po’ Nizza e un po’ Venezia, con quella pietra d’Istria che ti assorbe e ti abbaglia allo stesso tempo, Spalato è il miraggio delle 7 del mattino.

spalato

Noi Spalato pomeridiana non l’abbiamo mai vista (perché, esiste?). Quello che possiamo raccontarvi di lei è una Spalato che si annusa e si ascolta, e che non troverete in alcuna guida turistica. La Spalato veristica che solo chi viene rigettato dalla pancia del traghetto all’alba può dire di conoscere: quella delle saracinesche che si alzano, delle prime tazzine da caffè che vengono appoggiate sui banconi dei locali, quella dei camerieri sull’attenti, pronti ad assorbire la prima ondata di turisti del mattino.

Spalato

Quella del Palazzo di Diocleziano con i suoi negozi di souvenir ancora chiusi, ma con il mitico (per contesto) caffè Luxor già aperto, pronto a servirti la colazione alla maniera ottomana, sui cuscini dei gradini in pietra. Il ristoro post-trauma da passaggio-ponte è qui, nella piazza silenziosa incastonata tra le pietre grigie della storia e del suo leggendario Palazzo (per cui nutriamo un certo timore reverenziale); è qui, grazie al profumo del caffè con il quale la vita ogni mattina ricomincia a serpeggiare tra i massi antichi e silenti.

Spalato è il rumore dei nostri passi per i suoi vicoli muti e ancora assonnati, l’eco del nostro procedere tra le sue vetrine spente, ancora in dormiveglia.

Spalato

Spalato sono i melograni che si stagliano sul cielo blu di quelle che nel frattempo sono diventate prima le 8 poi le 9 del mattino. Con quei turisti giapponesi e anglosassoni mattinieri o semplicemente compagni di traversata, che si scattano foto tra le sue sfingi appollaiate tra le colonne in porfido e poi guardano le nostre bimbe giocare ingenuamente in quel quadrilatero denso di fasti e glorie trascorse.

Spalato sono le prime voci del giorno, ora timide come la luce mattutina, ora sempre più marcate e coraggiose, così come il sole, sempre più caliente: progressivamente e contemporaneamente, a braccetto, in un crescendo quasi rossiniano, entrambi si appropriano dell’aria frizzante e cristallina e degli spazi vuoti e silenziosi, li occupano, li riempiono, li svuotano della loro poesia, e ci costringono ancora una volta ad alzarci (ristorati) e ad andarcene, in direzione Bosnia-Erzegovina.

Ancora una volta Spalato ha esaurito la sua performance per noi, come ogni anno, come da copione. La scenografia è sempre quella: antica, imponente, maestosa, silente, moderna, brulicante, profumata, grigia, bianca e sporca. E noi l’amiamo ogni anno di più.

 

Info pratiche su Spalato:

In traghetto, la tratta più breve è da Ancona. Per i traghetti Ancona-Spalato, guarda le linee SNAV, Blueline e Jadrolinija;

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