Parigi al ritmo di me: datemi un letto, s’il vous plaît

parigiDEDICATO A CHI VIAGGIA CON BIMBI PICCOLI. Parigi in solitaria mi ha insegnato innanzitutto una cosa: che i ritmi rispetto a quando si viaggia con tutta la famiglia, non sono poi così diversi.

Ricordate cosa vi raccontavamo in questo post? Beh, mi rendo conto che alcune affermazioni vanno riviste. Dopo una giornata piena trascorsa a un convegno di lavoro, mi sono presa il giorno successivo di libertà; un giorno intero dedicato a girare la città, da sola, senza vincolo alcuno. Per questo motivo, ho trascorso le 24 ore precedenti a vagheggiare e a fantasticare (sì, ero al convegno…): domani faccio questo, e questo, e questo e questo, e questo e questoequestoequesto. Tanto questa volta viaggio sola, sono libera di fare ciò che mi va senza rendere conto a nessuno, senza dover aspettare nessuno, posso andare dove mi pare, starci quanto mi pare, camminare spedita quanto mi pare, vedere un numero imprecisato di musei senza che nessuno mi implori di smetterla.

Avevo dei piani

Con questo pensiero, in una giornata si sono accumulati: 4 musei da vedere, un paio di quartieri da girare, un’escursione sulla Senna da fare, uno spettacolo teatrale serale a cui andare. Che programma… Come ai vecchi tempi!

…Che sono saltati

Risultato:

1. Musei visti: 2 (uno piccolo e uno minuscolo);
2. Quartieri girati: 1
3. Escursione sulla Senna: fatta
4. Spettacolo teatrale: saltato.

Morale della favola: ho fatto e visto esattamente le stesse cose che avrei potuto fare e vedere con tutta la famiglia. Nulla di più. Forse la crociera a notte quasi fonda (h 22-23) sulla Senna l’avremmo saltata? Non penso: forse anticipata.

Considerazioni anti-frustrazioni

Credo che la ragione di questo risieda nella combinazione di 2 elementi:

1. I RITMI DEI PICCOLI SONO DIVENTATI ANCHE I TUOI, SENZA ACCORGERTENE. Quando si prendono i ritmi dei bambini, questi evidentemente diventano parte integrante della nostra vita quotidiana, anche in loro assenza; e ci riplasmano, ci resettano in quella loro modalità a lungo termine, evidentemente. E allora può capitare che a te, mamma che viaggi sola e che ormai sei alla soglia dei Quaranta, alle 12 in punto inizi a suonare la campana in testa: è ora di mangiare, stop alle visite; poi siesta fino alle 15-15:30. Cavolo, la mattina è volata.

Poi ti riprendi: un attimo… Perché dovrei mangiare alle 12??? Non ho 2 anni e mezzo e ancora, sebben non più nel bocciolo degli anni, non sono nemmeno in ospizio. E allora ti si riapre quel file, quello dei viaggi pre-figli, quando non c’erano orari per mangiare, quando si camminava fino a consumarsi le piante dei piedi pur di vedere il più possibile. Ah, è vero: posso mangiare all’ora che mi pare; anche in 10 minuti camminando (ma so che questo non lo farò mai).

Così vedi un museo in più, in quello slot privilegiato, solo-per-adulti-non-zavorrati, che è dalle 12 alle 13. Spunti una cosa in più fatta sulla tua to-do-list, arranchi verso quel posto in cui ti eri ripromessa di mangiare (sì, quello strettissimo, piccolissimo, tipicamente francese, dove non entra nemmeno una ruota di un passeggino per bambolotti) e ti siedi simulando un sorriso compiaciuto e soddisfatto, che in realtà è paresi dovuta a stanchezza.

2. LA STANCHEZZA CRONICA DA GESTIONE FIGLI SI E’ IMPADRONITA DI TE. PER SEMPRE. Finito di mangiare, ti riprometti che mai e poi mai ricomincerai le tue visite alle 15:30 (cosa che accade con le bimbe), ma molto, molto prima. Certo, non capiterà. Aspetta che però mi riposo un secondo dopo questo caffè; aspetta che guardo un po’ la guida e cerco sulla mappa i luoghi che voglio vedere; aspetta che chiudo un secondo gli occhi, un secondo solo, eh; no, facciamo cinque minuti, và; tanto non mi aspetta nessuno; sono libera; posso fare quello che voglio.
Ok, meglio riaprirli: che ore sono? Le 15???

Urca, devo sbrigarmi, se voglio vedere tutto quello che mi rimane; ah, beh, no, è tardi, ormai: dei 4 musei 2 son già saltati; di quartieri ne vedrò solo uno, pazienza. E sono così stanca che a teatro ci vado un’altra volta. Vuoi mettere fare due passi per Parigi, invece di rinchiudersi dentro ad un teatro? Forse mi rimane tempo per quel giro sulla Senna, che farò all’ultimo turno (perché prima mi fermerò ancora un po’ per riposarmi e per cenare con calma).

E così, di tutta questa libertà arriva un bel momento in cui non si sa bene più che cosa farsene; e si capisce che alla fine i ritmi della famiglia non sono più dei freni, dei vincoli nel viaggiare, ma senza accorgercene sono diventati anche i nostri stessi ritmi. Con buona pace di qualsiasi forma di frustrazione di ogni genitore-viaggiatore.

Al prossimo post!

Costanza