Per una volta, viaggiamo nel Tempo

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Un viaggio che inizia in bicicletta

Questa settimana è un po’ speciale, per noi. Perché intendiamo aprire una piccola-enorme parentesi all’interno della nostra consueta rubrica per parlare di un viaggio anomalo, di fronte al quale attraversare il mondo per andare al capo opposto è nulla.

I blog di viaggio, noi compresi, solitamente parlano di una sola tipologia di viaggi: il viaggio “orizzontale”, quello che si compie nello spazio (senza S maiuscola, eh), quando da un generico punto A si arriva ad un punto B. Per una volta, noi vogliamo invece parlare del viaggio “verticale”, quello nel Tempo, in cui da un preciso punto B si arriva (ritorna) ad un generico punto A.

Il Tempo non è in realtà (nemmeno lui) con la T maiuscola, ma è un tempo come tanti, il tempo di una famiglia, la nostra, la sua storia. Una storia tra miliardi di storie, di una famiglia tra miliardi di famiglie.

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Il gate 23

Da dove cominciare? Da una casa, a Ravenna. Una casa piena di amore di  accoglienza, che è nata sessantacinque anni fa, nel 1950, e che da poco più di un anno è rimasta vuota dell’ultimo (l’ultima, a dire il vero) dei suoi abitanti. Ora tocca a noi svuotarla di quello che contiene, dei suoi mobili, dei suoi oggetti, rimasti immobili e rassicuranti per decenni.

Decidere cosa farne. Decidere contemporaneamente cosa fare delle voci, degli odori, dei suoni, delle immagini passate, delle parole, dei pianti, delle lacrime e delle risa, delle delusioni, delle speranze, delle belle notizie, di quelle brutte, delle sorprese, dei sospiri, dei baci, degli abbracci, delle sgridate, dei litigi, delle rappacificazioni, delle gioie e dei dolori, delle paure, dei segreti e delle carezze che ancora lì dentro vivono, aderenti ai muri, ai mobili, ai tessuti, dove sono rimasti custoditi nel tempo, sino ad oggi.

Aprile, Primavera del Tempo 

Decidere cosa farne per rinascere a vita nuova; compiere una scelta: tra il trattenere quello che più ci è stato familiare per quarant’anni, che già esisteva prima di noi, e l’incerta freschezza del futuro, ancora bianco e tutto da scrivere. Svuotare per riempire e rimodernare, imbiancare. Realizzare nuove pagine, nuovi muri bianchi, su cui incidere nuove voci e nuovi suoni, nuove parole, nuovi pianti infantili, nuove risa, nuove delusioni adolescenziali, nuove speranze, ridisegnare nuove immagini, nuovo tutto. Perché un giorno, chissà quando, possa compiersi lo stesso processo, magari. E così all’infinito.

La nostra recente visita all’Hotel Stern, di cui abbiamo parlato qui, ci ha dato qualche ispirazione in materia, e ci ha dimostrato che davvero il passato può essere metabolizzato attraverso la creazione di qualcosa di nuovo e fresco e può fondersi con la vita attuale e futura, vestendosi di nuovi progetti e ossigenandosi di nuove speranze.

Entrare soli in una casa grande, immota e silenziosa e trovarvi centinaia di oggetti e centinaia di libri sepolti dalla polvere, accumulati dagli inizi del secolo ad oggi, dai bisnonni, ai nonni, ai genitori, a noi stessi fino a qualche anno fa e sapere di dover togliere tutto in poco tempo, ma non prima di aver analizzato oggetto per oggetto, libro per libro, per lasciare andare i ricordi giusti (quelli che non ci ricordano nulla o che ci commuovono di meno), è un viaggio nel tempo. E’ una seduta di psicanalisi che durerà giorni e giorni. E’ il vero transfert.

Perché abbiamo deciso di parlare di viaggio nel tempo, qui, nel nostro blog? Per dare alcuni consigli, come sempre, in base alla nostra esperienza. Ecco qualche suggerimento utile, nell’arco di alcuni post da qui ai prossimi giorni, per destreggiarsi nei meandri psicologici e fisici legati a questo tipo di avventura (chiamiamola così), che molti come noi si trovano a dover affrontare. L’articolo di oggi è solo un’introduzione.

Al prossimo post!

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Fotografie di famiglia

Foto Costanza Fabbri