Se io fossi Monet: impressioni di Normandia.

monet normandia

Un caffè di Giverny

Della Bretagna abbiamo già parlato, a partire da questo post. Adesso facciamo finta di essere Claude Monet e di restituire un’immagine della Normandia per impressioni, un po’ qui e un po’ lì, una pennellata veloce qua e un’altra ancora più veloce là. In arte si chiama “tecnica compendiaria”.

monet giverny

Quello stesso caffè

Se io fossi Monet

Se io fossi Monet, dipingerei il mio giardino di ninfee a Giverny e, intanto che ci sono, trascorrerei anche un po’ di tempo a passeggiarvi, sognando il Giappone (è una storia lunga) e facendo attenzione a non sporgermi troppo da quel bel ponticello, sempre di gusto nipponico, che attraversa un certo stagno di ninfee a me tanto caro. Caso mai non avessi voglia di rifare il letto alla mattina e di fare una gita fuori porta, potrei dormire al Moulin du Bechet. Non sarà da cardiopalmo come Giverny, ma ci va molto vicino.

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B&B Al Moulin du Bechet

Se io fossi Monet, non disdegnerei una visita in quel di Rouen (così vicina a Giverny), al suo porto (che talvolta in estate raduna fior di velieri, all’insegna dell’Armada) e, ovviamente, al suo centro storico: dalla piazza alla cattedrale, con particolare attenzione alla sua magnifica facciata gotica. Quasi quasi mi posteggerei alla finestra di una camera di un albergo prospiciente e, se proprio non avessi nulla da fare, trascorrerei il tempo a dipingere le variazioni cromatiche in rapporto alla luce nelle diverse ore della giornata.

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Il mercato di Rouen

Se io fossi Monet, ad inizio autunno e in inverno mi abbandonerei alla moda ottocentesca dei bagni di mare a Dieppe (mmm, girano voci sul fatto che anche Delacroix, Pissarro, Renoir, Gauguin e Degas si siano lasciati conquistare da questa moda), spiando con il binocolo i bagnanti della britannica Brighton, non prima però di aver attraversato la bellissima e verdeggiante valle della Senna, con i suoi pittoreschi villaggi (gli stessi degli amici Sisley e Pissarro, tanto per dire).

dieppe monet

Dieppe

Se io fossi Monet, arriverei senz’altro alla Côte d’Albâtre, fino a Fécamp ed Etretat, per lasciarmi sedurre dalla sublime bellezza di quest’ultima, fino ad immortalarla quasi ossessivamente (la cattedrale di Rouen? Nulla in confronto). Delle sue falesie di un bianco abbacinante e alte fino al cielo non saprei bene cosa dire: di fronte a loro rimarrei senza parole e darei voce solo al pennello silenzioso sulla tela.

Se io fossi Monet, dopo la bellezza silenziosa e sublime di Etretat (silenziosa se invernale… Quanto all’estate: beh, le voci corrono, la bellezza genera fama e la fama visitatori), mi avvierei verso il porticciolo di Trouville, per poi trovare maggior mondanità a Deauville, sul suo lungomare e nelle sue corse di cavalli. Anche a Cabourg potrei trovare un autentico relax chic (come M. Proust), a pensarci bene. A quel punto dormirei senza esitazione al Manoir de la Plane, a Honfleur, senz’altro più economico del Grand Hotel di Cabourg (Proust amava fare il signore, non dimentichiamolo). E poi: perché andarsene dalla splendida Honfleur e dai suoi instancabili buskers? All’imbrunire, con un bicchiere di Calvados in mano, le note degli strumenti musicali ti regalano l’atmosfera perfetta.

Se io fossi Monet, potrei senz’altro ammirare lo stile balneare variopinto (in Francia, le righe vengono prima di tutto, eh) di questa costa francese, così come le mucche che pascolano nei prati in riva al mare o le case a graticcio dove si producono ottimi formaggi, o gli chateaux dove viene fatto e imbottigliato lo stesso Calvados. Non saprei invece assolutamente che cos’è la spiaggia di Omaha, le spiagge dello sbarco (sbarco di chi? A quale scopo, poi?) e non potrei conoscere nulla della loro ammaliante e sconfinata bellezza, non parliamo poi del Cimitero di Guerra degli Americani o del Museo dello Sbarco. Certo, mi perderei molto, moltissimo, dal punto di vista naturalistico e della Storia. Però l’assenza di questa tappa (poi “obbligata”) mi costringerebbe a focalizzarmi sulla Normandia Alta e sulla sua struggente e bucolica bellezza, di cui abbiamo già detto.

Se io fossi Monet, andrei a Mont St. Michel verso sera e non di giorno, per non incorrere nel pericolo di essere calpestato dall’orda di turisti famelici e stanchi, in salita fino alla fortezza. E ci andrei proprio se ho tanti giorni a disposizione, perché da Giverny e dall’Alta Normandia non è proprio comodo da raggiungere.

Se io fossi Monet, alla fin fine ritornerei alla mia amata Giverny, e lì mi stabilirei definitivamente. E bando a tutto il resto.

Perché Monet sarà stato anche un pittore stalker dei suoi immoti soggetti (fortuna che il Gobbo non stava nella cattedrale di Rouen, ma in quella di Parigi, se no l’avrebbe senz’altro denunciato), ossessionato fino al midollo dalla luce e dalla sua impressione ottica, ma non era mica scemo.

Al prossimo post!