Souvenir di viaggio nel tempo: parte 1

Viaggio tempo

Aprile, Primavera del Tempo

Ieri abbiamo introdotto il nostro nuovo viaggio, questa volta non nello spazio, ma nel tempo, in questo post. Oggi iniziamo a vedere come affrontare questo viaggio di proporzioni ciclopiche dal punto di vista pratico. Un viaggio iniziato in bicicletta e per il quale ci siamo imbarcati al Gate 23. Ma se non avete letto il post di ieri non riuscirete a capire di che cosa stiamo parlando.

Cosa mettere in valigia

Cosa mettere in valigia? Una mascherina antipolvere e, se volete, un paio di guanti in lattice. Questi due accessori vi saranno indispensabili se vi state accingendo a rovistare in una cantina molto (molto!) polverosa. In questo caso, la cantina consta di più di una stanza. Quindi, che dire: l’impresa affrontata e che resta da affrontare non è stata e non sarà delle più semplici.

Ma non si tratta solo di questo: in valigia occorre mettere anche tanta buona volontà, tanta determinazione, tanta forza morale e tanta lucidità.  E chiedersi a chi appartengano i ricordi. Forse è preferibile che (avendo la possibilità) sia chi è direttamente coinvolto nella questione a svolgere il compito. Il motivo è semplice: non sempre si desidera che qualcun altro gestisca il lavoro di cernita (per ovvi motivi, non potrebbe capire esattamente il valore affettivo di ciascun oggetto) e, ancor più, è un lavoro che se svolto “in solitaria” riveste una preziosa funzione di rielaborazione dei ricordi e di riparazione del lutto (in senso lato). Riparare per poi ricostruire in modo sano e fresco, nuovo, lucido, bianco, senza ombre e velature. Questo tipo di viaggio, dopotutto, contempla sì dei compagni di avventura (le persone che si incontrano indirettamente attraverso il rinvenimento dei “reperti”), ma essenzialmente rimane un viaggio in solitaria. E su questo non ci piove.

Ecco perché, nel nostro caso, ho deciso di imbarcarmi da sola al Gate 23, avviandomi in direzione anni ’90-’80-’70-’60-’50-’40-’30-’20-’10- fino allo scorcio del secolo scorso, con un solo bagaglio a mano (maschera, guanti, determinazione e forza) e sono partita.

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Una vecchia scatola di latta (tenuta)

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… E il suo contenuto (tenuto – ovviamente)

Buttare o non buttare

Una volta in viaggio, ho scoperto che i souvenir da portare a casa potevano essere infiniti: dagli oggetti (con rispetto parlando) raccapriccianti, come la ciocca dei capelli della bisnonna trovata in un cassetto di una credenza anni ’50, ai dentini della sottoscritta raccolti negli anni ’80 nel mitico bussolotto giallo dell’ovino Kinder, alla collezione delle cartoline scritte e mai spedite sempre dalla sottoscritta in tenera età ai famigliari e amici, oppure dai nonni, zii, genitori, prozii e chi più ne ha più ne metta. Cartoline dal mare, dai monti, dalle valli, cartoline al contrario (chi era rimasto a casa mandava una cartolina a chi era partito per la villeggiatura), cartolinecartolinecartoline. E tanto altro che vi racconterò nei prossimi giorni.

Ora, se nel caso degli oggetti raccapriccianti la soluzione è facile (buttare!), in altri casi la decisione è molto più difficile da prendere. Come nel caso di tutte queste cartoline. Sono stata molto indecisa sul da farsi, ma alla fine ho deciso di tenerle, dopo averne letta qualcuna, tra le lacrime e le risate.

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Natura morta (tenuta) dalla credenza

Un errore da non fare

Ecco, quanto ho appena scritto, mi ricorda che devo dirvi di non fare il mio stesso errore, e di mettere nel bagaglio a mano anche un’altra cosa, fondamentale: due blocchetti di post-it, rispettivamente di 2 colori diversi, possibilmente sgargianti. Domani vi spiegherò bene il perché e il come. Per oggi, vi basti sapere quello che è capitato a me, per non avere messo nel bagaglio a mano questo accessorio: la scatola di cartoline di cui sopra è stata erroneamente portata via da una persona da me contattata, che si occupa di “rovistare” nelle cantine e nelle soffitte per scovare vecchi libri (e affini) interessanti, per poi rivenderli. Bene, questa persona ora possiede le cartoline di cui sopra e, chissà, potreste trovarle in qualche bancarella anche voi, un giorno o l’altro (alla faccia della privacy).

Forse è stato meglio così? Può essere. Qui si apre un’altra riflessione che terrò in serbo per i prossimi post, sul come valutare cosa trattenere e che cosa lasciare andare. C’è infatti una controindicazione a svolgere questo viaggio in solitaria: si rischia di tenere troppo!

Al prossimo post!

Costanza

Viaggio tempo

Natura morta (tenuta) dal pianerottolo