Souvenir di viaggio nel tempo, parte 2

viaggio tempo

Natura morta (tenuta) dagli antichi scaffali

Il viaggio in “verticale”: i due precedenti post sull’argomento hanno introdotto, rispettivamente, il particolare viaggio di questa settimana e un primo vademecum sui souvenir da portare con noi nel presente. Se non li avete letti e ora state leggendo questo articolo non capirete di cosa stiamo parlando. Vi parlavo ieri del bagaglio a mano: mascherina, guanti e alcune qualità psicologiche (che tutti, all’occasione, sappiamo trovare). Oggi mi sento di aggiungere: scatole di cartone (se non le avete già in cantina, come è stato nel mio caso) e grandi sacchi di plastica.

Vi dicevo di mettere anche dei post-it colorati: ad esempio, un blocchetto fucsia e uno verde fosforescente. I post-it servono a distinguere cosa tenere e cosa buttare. Vi ricordate cosa è successo a me? Entrare in una cantina e trovarsi sepolti (letteralmente) dalle cose del passato e decidere come organizzarsi a livello pratico, può inizialmente destare panico. Ok. Cosa fare? Di solito in cantina ci sono scatole e scatoloni, anche vuoti. Nel mio caso, ce n’erano molti. Io ho comunque aggiunto anche i sacchi di plastica, per le cose da buttare che non siano troppo pesanti (occhio alla carta, che pesa molto se in una certa quantità).
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Reperto ludico (tenuto)

Prima domanda: in un viaggio nel tempo sono più le cose da tenere o quelle da buttare? Negli scatoloni andrà messo quello che è in minoranza. Per me la minoranza erano le cose da tenere, che però si sono mescolate a scatoloni che già esistevano, pieni di cose da buttare (erano lì da anni). Ecco che allora in questo caso, i post-it sono fondamentali: i fucsia, ad esempio, andranno sugli scatoloni da tenere e i verdi su quelli da buttare (o viceversa, naturalmente). Quello che avrete deciso di lasciare, lo porterà via un addetto allo sgombero delle cantine.
Una delle qualità psicologiche che vi ho menzionato è la lucidità. La lucidità serve a discernere quali “reperti” tenere e quali buttare. Spesso, come è capitato a me e come vi dicevo ieri, in questo tipo di viaggio si può incappare in alcuni oggetti particolarmente raccapriccianti (vi ricordate cosa ho trovato io?): in quel caso è facile capire che cosa fare. Ma ci sono invece cose più difficili da gestire: cose inutili, che però hanno un particolare valore affettivo; cose magari molto rovinate o poco leggibili, irrimediabilmente impolverate o sporche.
Quali buttare e quali tenere?
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Reperti musicali (tenuti) ancora attuali

L’importanza della nuova destinazione 

Per quella che è la mia opinione, l’importante è innanzitutto pensare a quanto spazio abbiamo a disposizione: dove le andremo a mettere? E’ fondamentale saperlo a priori. Se lo spazio c’è, concediamoci il lusso di conservare almeno alcune di queste cose (ci penseranno i nostri nipoti a portarle via e a rendicontarle sul loro blog). Nel caso dei libri (nel mio caso centinaia), io ho tenuto tutti quelli che riportavano appunti manoscritti, dediche, qualsiasi notazione di vita quotidiana, di ordinaria e banale amministrazione, dai libri di narrativa a quelli scolastici: alcune decine in tutto. Narrativa dagli anni ’50 ad oggi, per ragazzi, soprattutto. Poi libri scolastici anni ’20-’30-’40-’50. Non tantissimi, comunque. Non ho avuto dubbi sul fatto di tenerli. La cosa difficile e molto lunga è considerarli uno alla volta e valutare, caso per caso, cosa farne. A forza di fare questo lavoro ci si prende confidenza, diventa una cosa quasi meccanica e si guadagna tempo. Ma inizialmente è davvero un lavoro da certosini.

La mia prima tappa del viaggio, una stanza-cantina piena zeppa di libri, l’ho percorsa in 4 ore. Poi sono uscita in giardino a respirare, giusto per riprendere confidenza con il mondo esterno. Prima di rovistare tra i diari e le stoviglie abbandonate, di cui vi parlerò nel prossimo post.
A domani!
Costanza
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Souvenir di chi ha portato a casa la pelle. Souvenir vitale, per la sottoscritta.