Sugli amaretti e sui carciofi

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Footie con piantina grassa

Ieri abbiamo introdotto il discorso sulle ricette classe 1907, in questo post. Se ve lo siete persi, date un’occhiata, così capirete il senso di quello che sto per scrivere.

Pubblicare una ricetta della zia B, nella nostra famiglia, può essere considerato un atto epocale, folle, fors’anche oltraggioso. Ma ormai fa parte del gioco, dunque non mi sottrarrò.

Ricetta della torta all’amaretto (pedissequa – anche nella punteggiatura – trascrizione dal diario di cucina della zia B):

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La pagina della torta all’amaretto.

Sbattere in una bacinella g 200 di burro con g 200 di zucchero, quando l’impasto è diventato spumoso aggiungere 4 rossi e g 60 di cioccolato fondente grattugiato e sbattere ancora, versare poco per volta g 125 di farina e 100 g di amaretti sbriciolati, lavorare ancora e infine aggiungere le 4 chiare montate a neve. Per ultimo mettere 2 o 3 prese di lievito, ungere la teglia con burro e farina, o pangrattato (e cuocere) al (?) forno a 200 gradi (per) 40-35 minuti – da vedere.

Le parole tra parentesi sono mie, per ragioni di chiarezza.

Ricetta del modo per fare i carciofi (idem come sopra):

Se pubblicare una ricetta della zia B può essere considerato un atto oltraggioso, figuriamoci due.

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La pagina del modo di fare i carciofi

Carciofi crudi oppure anche scottati nell’acqua. Si tagliano a fette sottili, infarinarli e friggerli. Si fa un sugo con un po’ di cipolla e pomodoro. Occorre anche una mozzarella. Si preparano in una pirofila appena unta coll’olio e si copre il fondo con i carciofi, sopra la mozzarella a pezzetti infine il sugo e si mettano (congiuntivo esortativo) al forno per un po’.

Unicità o romanticismo?

Ora, io non so se queste ricette siano davvero uniche. Tanto per dire, mi è capitato di mangiare anche ieri in un caffè qui in città (allo Chalet, di cui abbiamo scritto qui) un’ottima torta all’amaretto e cioccolato, dall’aria rassicurante e familiare. E dei carciofi con la mozzarella… Beh, non stiamo parlando di un abbinamento esotico. Tuttavia, ogni ricetta avrà senz’altro una seppur piccola variante sul tema invisibile ai più, che la renderà unica e speciale. E senz’altro la scrittura di una ricetta è per forza unica, se manoscritta. Forse è solo romanticismo, questo? Può essere. Senz’altro ogni ricetta di famiglia che si rispetti contiene anche l’ingrediente della memoria, del ricordo delle mani che impastavano, ungevano, infarinavano, infornavano, spadellavano. E quelle, sì, davvero uniche.

Al prossimo post!

Costanza

PS. Essendo reperti freschi, le ricette non le ho ancora sperimentate. Per cui, dovesse capitarvi di farle, e prima di me (non ci vuole molto), fatemi sapere se vanno rivedute (non ci vuol nulla che la zia B da qualche parte avesse piccole annotazioni che qui mancano all’appello)